La ragazza ha chiamato il 911 piangendo e ha detto che il serpente di suo padre era così grande da farle male, e da quel momento in poi, nessuno nel vicinato ha più guardato quella casa allo stesso modo.
Al centro di emergenza di Monterrey, Lucía Valdés rispondeva alle chiamate da 11 anni. Aveva sentito segnalazioni di incendi, rapimenti lampo, litigi tra vicini, incidenti mortali in Avenida Miguel Alemán e persino scherzi crudeli di adolescenti. Ma quella notte, non appena sentì il respiro affannoso dall’altra parte del telefono, un brivido le percorse la schiena.
Non era una donna.
Non era un adulto alcolizzato.
Era una ragazza.
Ed era terrorizzata.
—911, qual è la sua emergenza?
Si udì un breve singhiozzo, come se la bambina stesse parlando portandosi una mano alla bocca.
—Il serpente di mio padre… è molto grande… e fa molto male…
Lucia rimase immobile per 1 secondo.
Pensò a un boa constrictor, a un animale esotico, a qualche assurdo incidente. Ma la voce della ragazza non destava sorpresa. Non sembrava quella di qualcuno che raccontava qualcosa di strano.
Sembrava una richiesta d’aiuto proveniente dall’inferno.
—Amore mio, come ti chiami?
Silenzio.
Si sente uno scricchiolio in sottofondo.
Poi un sussurro tremante.
—Sofi…
—Sofi, ascoltami attentamente. Quanti anni hai?
—8…
—Benissimo, Sofi. Sei sola?