“Se sono per tua madre, prendili come si deve. Si merita di meglio di steli rubati.”
La fissai, confusa. Le mie labbra tremavano mentre sussurravo:
“Non… sei arrabbiata?”
Scosse la testa.
«No. Ma la prossima volta, entri dalla porta principale.»
La gentilezza che cambiò tutto
Da quel giorno in poi, tutto cambiò.
Ogni settimana, dopo la scuola, passavo dal fioraio. Mi pulivo le scarpe dalla terra prima di entrare e le dicevo sottovoce quali fiori pensavo potessero piacere a mia madre quel giorno: gigli, tulipani o a volte margherite.
Non mi chiese mai un centesimo.
A volte sorrideva e diceva:
«Tua madre aveva buon gusto»,
prima di aggiungere un fiore in più al mazzo.
Quei pomeriggi divennero il mio rifugio segreto.
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