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Ora, una nuova speranza potrebbe arrivare dai risultati di uno studio italiano condotto dall'Università Statale di Milano e Ifom – Istituto Fondazione di Oncologia Molecolare ETS: nei laboratori milanesi i ricercatori hanno infatti identificato quattro molecole che potrebbero agire come inibitori del meccanismo alla base di una delle forme di tumore al pancreas più aggressive, l'adenocarcinoma duttale pancreatico.
Che cos'è l'adenocarcinoma duttale pancreatico
Questa forma di cancro al pancreas è tra le più aggressive a causa di un particolare meccanismo che permette alle cellule di crescere e di sviluppare la resistenza, spesso associata all'adenocarcinoma duttile pancreatico, ai tradizionali trattamenti antitumorali, come radioterapia e chemioterapia. Questo meccanismo, noto con il nome macropinocitosi, è ciò che permette alle cellule di sopravvivere anche in ambienti ostili e con scarsa presenza di nutrienti. Il termine "pinocitosi" deriva dal greco (bere) e indica infatti l'insieme di sistemi attraverso cui le cellule assumono liquidi dall'ambiente esterno
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La macropinocitosi – ha spiegato Giorgio Scita, professore di Patologia Generale presso la Statale di Milano, a capo del gruppo di ricerca – è uno dei principali meccanismi adattivi utilizzati dal tumore": è grazie a esso che le cellule tumorali riescono ad "assorbire, o più letteralmente “ingoiare”, nutrienti dall’ambiente circostante, garantendo loro un vantaggio in condizioni di carenza di risorse".
Scoperti quattro possibili inibitori
La macropinocitosi è anche ciò che rende le cellule tumorali resistenti nella maggior parte dei casi ai principali trattamenti antitumorali oggi disponibili. Ecco perché i ricercatori si sono concentrati su questo meccanismo alla ricerca di sostanze in grado di bloccarlo. In termini tecnici vengono definiti "inibitori".
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